Elezioni anticipate, Napolitano è contrario: “Non si fa cadere un governo per il calcolo tattico di qualcuno”

Pd renziano, M5s, Lega e Fdi accelerano, Forza Italia e Alfano frenano. Nel mezzo, ma spostate verso l’asse berlusconiano, le parole del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Che al netto del pronunciamento della Consulta sull’Italicum e delle intenzione di Sergio Mattarella (che vuole una legge elettorale uniforme per Camera e Senato), ha detto la sua sulla data delle prossime elezioni: per l’ex capo dello Stato non devono arrivare prima della fine naturale della legislatura, quindi nel 2018. “Nei paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno – ha detto l’ex inquilino del Quirinale – In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate. Bisognerebbe andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti” è stato il ragionamento di Napolitano. Che poi fa un ragionamento politico ben preciso e sembra voler mandare messaggi a chi ha orecchie per intendere: “Per togliere le fiducia ad un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno…”.

Non è dato sapere, né Napolitano lo ha specificato, a chi si riferiva con quel “qualcuno”. Di certo sono in tanti quelli che sin dalle dimissioni di Renzi dopo la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre hanno chiesto il voto anticipato. Il tempismo dell’ex capo dello Stato, tuttavia, lascia pensare che il suo richiamo sia diretto proprio al segretario del Partito democratico. Che, inutile nasconderlo, ha avuto un ruolo fondamentale nell’accelerare l’iter della discussione sulla nuova legge elettorale, che grazie all’accordo con M5s, Lega e Fdi arriverà in Aula già a fine febbraio. La firma di Matteo Renzi sulla svolta in vista delle urne prima dell’estate è arrivata ieri sera durante la trasmissione Di Martedì di Giovanni Floris. L’ex premier, infatti, ha inviato al conduttore un sms in cui ha scritto che “per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso. L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo”.

Non per Giorgio Napolitano, evidentemente. Che ha dovuto incassare la pronta risposta di Matteo Salvini, uno dei fautori del voto anticipato: “Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita” ha scritto su Twitter il segretario della Lega. Sulla stessa linea d’onda anche gli altri fautori del voto anticipato. Tra questi Calderoli e Larussa, secondo cui “nei paesi civili i governi li sceglie il popolo”. Dal fronte renziano è il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato a dire la sua sulle dichiarazioni del predecessore di Mattarella: “Ciò che dice il presidente Napolitano è senz’altro condivisibile: ordinariamente una legislatura va a scadenza naturale – ha sottolineato – Si tratta allora di valutare se una legislatura è ancora produttiva oppure se ha esaurito la propria spinta e non è più in grado di dare risposte ai problemi del Paese. Questa è una valutazione che faremo al momento opportuno”.

D’accordo con Napolitano, invece, il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha già annunciato la sua candidatura alla segreteria del Pd contro Matteo Renzi. “Napolitano ha pienamente ragione: l’Italia ha bisogno di essere governata e non può essere travolta da avventure opportunistiche” ha detto Rossi, sottolineando come “le elezioni a scadenza naturale sono la condizione essenziale per affrontare le emergenze principali del Paese, a cominciare dalla ricostruzione delle aree distrutte dal sisma e da un vero governo del territorio dissestato dalle calamità climatiche”. A sentire Enrico Rossi, poi, “serve poi un organico intervento di contrasto alla povertà assoluta, un piano per il lavoro dei giovani e un programma di investimenti pubblici rivolto al Mezzogiorno e alle aree deindustrializzate”. Un discorso, quello del governatore toscano, da piena campagna elettorale. Nelle sue parole, tuttavia, non poteva mancare un accenno alla questione della legge elettorale con cui verrà eletto il nuovo parlamento. “Non si può andare al voto con una legge elettorale che mantiene capilista bloccati e collegi troppo grandi – ha detto Rossi – Un eventuale accordo che non contemplasse modifiche di questo tipo, sarebbe un errore esiziale ed esporrebbe il Paese a una nuova stagione di drammatica incertezza e instabilità”. Concetti identici a quelli espressi da Roberto Speranza, della minoranza interna al Pd, in merito all’ipotesi di estensione della legge elettorale della Camera al Senato: “Pensare che si mettano i capilista bloccati anche al Senato mi sembra un incubo: gli elettori non capirebbero”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

 

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