L’imbarazzo della Gruber, la pazienza di Di Battista e l’arroganza di Scalfari

Ad Otto e Mezzo, divenuto ormai il nuovo salotto buono del confronto politico italiano, si sono confrontati Alessandro Di Battista, frontman del Movimento 5 Stelle ed Eugenio Scalfari, giornalista fondatore di La Repubblica e storico esponente del mondo giornalistico italiano.

Premetto che lo spettacolo non è stato particolarmente gratificante, ma in compenso sono state dispensate delle perle incredibili in alcuni scambi tra i due ospiti, soprattutto grazie alle “iniziative” di Scalfari, cosa che ha reso il dibattito avvincente e scorrevole, quindi ne consiglio la visione a tutti.

La trasmissione aveva come titolo “Scalfari e l’Italia a 5 stelle”, quindi diciamo che già ci si aspettava una posizione critica del giornalista nei confronti del movimento, ma almeno personalmente, non mi aspettavo una vera e propria invettiva.

In un angolo del ring Alessandro Di Battista, principalmente sulla difensiva; il “grillino” è sembrato molto rispettosto sia dell’età di Scalfari che di ciò che lui rappresenta nel panorama giornalistico italiano, talmente rispettoso che non ha mai colto l’occasione di rispodere per le rime agli attacchi portati a lui personalmente e al M5S, anche quando questi erano frutto di informazioni palesemente errate date dall’ex- direttore di Repubblica.
Nell’altro angolo vi era Eugenio Scalfari, provato dall’età e non più completamente lucido al punto da perdere qualsiasi freno inibitore e da “vuotare il sacco” senza filtri; l’impressione è stata che non si stesse rendendo completamente conto della gravità di alcune cose che diceva, del tono sprezzante che utilizzava e del ruolo che un giornalista dovrebbe avere in un confronto televisivo.

Si può dire che è andato in onda un confronto tra il M5S e la vecchia casta giornalistica italiana, quest’ultima impersonificata da penne prestigiose di stampo conservatore.

In apertura di trasmissione Scalfari esordisce con “è la prima volta che vede un grillino in carne e ossa” quasi a deridere lo schieramento 5S.
Dopo i primi convenevoli il giornalista lascia subito di stucco tutti dicendo che consiglierà a Renzi di eliminare il ballottaggio in modo tale da non far vincere il M5S alle prossime elezioni (cosa che stà già facendo tra l’altro). Candidamente ammette che quella è la priorità del modificare l’Italicum, cioè non si deve cercare di fare una legge elettorale, la migliore possibile per il futuro del paese, ma bensì escogitare il modo di far fuori il M5S nella futura corsa alle elezioni politiche. Neanche il politico del PD più spregiudicato avrebbe confessato una cosa simile, ma Scalfari, a ruota libera, lo fa da giornalista di Repubblica!

Ma non finisce qui, sempre lui aggiunge che i membri del M5S fanno ridere e che interpreano uno stile comico della politica.
Dopo qualche cantonata, tipo sul tour effettuato da Di Battista in scoteer e alcuni scorrelati ricordi di una sinistra di un lontano passato, la Gruber lo riporta con i piedi per terra ricordando che Di Battista non ha neanche 40 anni, cosa che Scalfari sembra non recepire del tutto in quanto ad un certo punto chiede a Di Battista:  visto che ha un animo di sinistra, ma non si vede rappresentato dal PD e da SEL, perchè non è andato con Berlinguer? Con ovvia risposta “Berlinguer era morto“…

La Gruber diciamo che è riuscita in qualche modo ad evitare con maestria che la trasmissione cadesse nel patetico, viste alcune uscite dell’anziano giornalista, anche se l’imbarazzo in alcuni momenti è regnato sovrano.

Un divario generazionale incolmabile tra i due ospiti, aggravato dai 90 anni di Scalfari, ha creato un dialogo sterile, a volte delirante e privo di ogni reale interesse, ma in compenso ha messo in evidenza una certa insofferenza immotivata verso ciò che è nuovo da parte di un sottoinsieme del giornalismo italiano, che continua ad usare un atteggiamento gattopardiano non solo verso i nuovi fenomeni politici, ma più in generale verso quelle idee che possono stravolgere lo status quo.
Buona visione a tutti.

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