Le previsioni ai tempi dei sondaggi: non c’è nessun testa a testa tra il SI ed il NO, i sondaggisti si sbagliano

Ci stiamo avvicinando alla fatidica data del 4 dicembre e diciamo che un po’ tutti i sondaggi si sono assestati con il No in vantaggio rispetto al di circa 6-7 punti percentuali.
Infatti ad oggi abbiamo il No al 41%, mentre il Sì risulta fermo al 34%; tale situazione sembra ormai stabilizzatasi anche se, sempre secondo i sondaggi, rimane il 25% di indecisi che a detta loro potrebbe ribaltare le sorti del referendum.

In realtà, secondo noi, non bisogna credere ai sondaggi e ancora una volta i sondaggisti stanno accingendosi a prendere l’ennesima cantonata: ecco qui di seguito il perché.

Come abbiamo accennato nell’articolo sulle recenti elezioni americane, il problema è strutturale nel metodo adottato dagli esperti di statistica per cercare di carpire l’opinione pubblica.

Ogni società che si occupa di sondaggi possiede un bacino di poche migliaia di persone che interroga volta per volta ad ogni sondaggio. Tali persone sono spesso individui che hanno dei servizi in abbonamento e accettano di essere contattati periodicamente per dedicare qualche minuto del loro tempo in cambio di possibili guadagni o partecipazione a lotterie.

Il sondaggio fatto per Repubblica sul Referendum Costituzionale
Il sondaggio fatto per Repubblica sul Referendum Costituzionale

Prendiamo ad esempio un sondaggio fresco fresco inserito ieri, 18 novembre, dall’istituto Demos&Pi e Demetra per Repubblica e cerchiamo di capire come è stato fatto e quanto può rappresentare il pensiero degli Italiani.
Forse non tutti sanno che tutti i sondaggi politici sono normati per legge ed esiste il sito istituzionale www.sondaggipoliticoelettorali.it  dove si possono consultare i vari sondaggi, le loro modalità, il campione interpellato ed i loro risultati.

Innanzitutto bisogna fare chiarezza sulle modalità con cui vengono svolti i sondaggi. Ad esempio, in questo caso sono stati utilizzati per la raccolta dati i metodi CAWI, CAMI e CATI.

CAWI (Computer Assisted Web Interviewing): Con questa modalità si utilizzano le sottomissioni volontarie da parte dei rispondenti raggiunti tramite email, portali web o altri strumenti telematici. Questo sicuramente è il metodo più economico, ma anche quello con più scarsa adesione in quanto il problema è raggiungere le persone tramite email e motivarle a compilare il questionario.
In pratica si concrettizza con il prendere il parere delle persone iscritte ad un servizio web; nel caso specifico il sondaggio di Repubblica prende le risposte degli iscritti ad Opinioni.net che compilano il questionario ricevendo una retribuzione in denaro o in ricariche telefoniche.

CAMI (Computer Assisted Mobile Interviewing): Intervista telefonica effettuata su numeri cellulari di italiani che hanno aderito precedentemente a determinati servizi.

CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing): Intervista telefonica effettuata su numeri di telefonia fissa che hanno aderito precedentemente a determinati servizi o abbonamenti.

Proseguendo con l’analisi troveremo nella tabella riepilogativa sul sondaggio di Repubblica altri valori interessanti che ci aiutano a capire meglio come viene svolto il sondaggio:

  • consistenza numerica: 1.231 (il numero effettivo di intervistati che hanno partecipato al sondaggio)
  • numero non rispondenti: 13.598 (il numero di persone che non hanno risposto alla richiesta di sondaggio)
  • numero di sostituzioni: 9.559 (il numero di persone che hanno rifiutato di rispondere ai quesiti)

Queste informazioni ci possono far capire quanto il sondaggio rispecchia la realtà del paese: cioè ben poco.

Home page di www.opinione.net
Home page di www.opinione.net che spiega come partecipare ai sondaggi retribuiti

Possiamo dedurre che il bacino di possibili persone da intervistare per i gruppi Demos&Pi e Demetra è costituito da circa 25.000 italiani, dei quali soltanto 1.231 hanno voluto partecipare al sondaggio, cioè meno del 5%!

Inoltre è molto probabile che buona parte di quel 5% siano persone iscritte ai servizi della società che fa il sondaggio, dietro compenso (soprattutto nel caso di CAWI) e che quindi rispondano alle domande solo per un tornaconto personale senza essere informate ed avere un reale interesse per il quesito.

In ogni caso si potrebbe obiettare che sì, può essere anche vero che ai sondaggi partecipa sempre la stessa piccolissima percentuale di persone, così come può essere vero che una buona parte di essa dia risposte solo per un pagamento in denaro o in ricariche telefoniche, ma che in ogni caso un  campione di 1.231 persone rimane un numero abbastanza cospicuo da rappresentare in modo verosimile i caratteri della popolazione italiana.

Ma ancora una volta purtroppo non è così: i sondaggi devono fare un campionamento anche per distribuzione geografica e dati socio-demografici. Quindi gli intervistati devono essere suddivisi tra uomini e donne, tra varie fasce di età, per titolo di studio, per tipo di situazione sociale, per regione di residenza, per appartenenza a comuni di varie fasce di popolazione urbana, ecc.
Ora, nonostante questo specifico sondaggio sia abbastanza grossolano e non approfondisca aspetti importanti nel campionamento (tipo livello di istruzione, lavoro, ecc.), se ipotizziamo che vi siano 3 fasce di età per gli over 18 ed altre 4 per la dimensione dei vari comuni, otteniamo comunque che per ogni carattere è stata intervistata una media di 2,5 individui.

Cosa vuol dire? Che ad esempio la Demetra di turno (funziona così anche per tutti gli altri istituti), su un sondaggio politico, quando dovrà coprire il campione dei lavoratori tra i 30 e i 50 anni a Firenze, intervisterà pochissime persone,  in media 2 senza entrare nella distribuzione della popolazione.

La scientificità e la rappresentatività di un sondaggio dipende esclusivamente dal campione considerato

Questo fa capire come i risultati dei sondaggi sono molto imprecisi e tendono a dare sempre risultati “abbastanza conservatori”, dando una rappresentazione della popolazione più restia alle novità e al cambio di opinione di quanto sia in realtà; insomma una statistica “normalizzata” dallo stesso metodo di campionamento.
Nasce anche il pensiero che effettivamente basterebbero pochi iscritti  a questi servizi statistici per falsare e pilotare malevolmente il risultato di sondaggi come questo.

E’ importante capire che in un sondaggio la scientificità e la rappresentatività dell’universo dell’intera popolazione italiana è data esclusivamente dalla scelta del campione. Quindi gli studiosi capaci, che calcolano con precisione formule e proiezioni sui dati che ricevono fanno un lavoro inutile se quei dati sono viziati in partenza da come vengono raccolti.

Sondaggi fatti da blasonati istituti per blasonati giornali, alla prova dei fatti, si scoprono effettuati in maniera superficiale su campioni molto ristretti di utenti “affezionati” senza far distinzione tra chi è laureato e chi non ha il diploma, tra chi guadagna centinaia di migliaia di euro l’anno e chi è senza lavoro e così via. Per questo è importante controllare sempre il numero di intervistati e i parametri socio-demografici che devono essere riportati nei sondaggi.

C’è una immensa platea di persone che in questo meccanismo rimangono senza voce, che nessun sondaggio riesce a raggiungere e rappresentare nei suoi grafici. Ma allora perchè questi istituti non cambiano modalità di raccolta dei dati?
La risposta è semplice, per una questione di costi e di tempi. Intervistare 10.000 persone per strada comporta un costo notevole e un tempo non indifferente per la produzione del sondaggio, quindi si preferisce sfornare sondaggi in continuazione anche se alla fine non rappresentano mai bene la realtà, insomma… il discount dell’informazione.

Per questo, secondo noi,  i sondaggisti sul referendum costituzionale stanno prendendo un altro granchio perché completamente dissociati dalla realtà; basta parlare con la gente comune, come amici, colleghi, familiari e vicini di casa, per avere la percezione che stravinca il NO e non di pochi punti… e i soliti indecisi in tutto ciò c’entrano ben poco.

Lascia un commento

wpDiscuz
Inline
Inline
Vai alla barra degli strumenti