Sale il prezzo del petrolio: benzina e gasolio costano di più. Ma dai? Il vero problema sono le accise!

Una nota associazione a tutela dei consumatori sta urlando allo scandalo per “l’impennata” subita dal prezzo della benzina e del gasolio ai distributori italiani. Un evento scandaloso che ha “effetti devastanti” sulle famiglie italiane. L’allarme ha subito ottenuto i titoloni dei giornali che informano i lettori dello scandalo del prezzo delle benzina e del gasolio che crescono.

Ma dai? Il prezzo del petrolio, dopo mesi di crolli ripetuti, è tornato a salire toccando quota 40 dollari (un rialzo del 30% rispetto ai minimi recenti). E come tutti dovrebbero sapere, il prezzo di benzina e diesel, come qualsiasi altro prodotto “lavorato”, dipende principalmente dal costo della sua materia prima. A fronte di una brusca risalita del prezzo del petrolio, precipitato nel corso del 2015 mettendo in crisi aziende petrolifere e Paesi esportatori, la prima conseguenza prevedibile era proprio l’aumento dei costi della benzina e del diesel.

Se c’è qualcosa contro cui urlare non è il prezzo del petrolio che torna a livelli “normali”, ma piuttosto sulla quantità spaventosa di accise che grava sul costo della benzina e del diesel in Italia. Anche gli altri Paesi vedono il prezzo al distributore in crescita, ma certamente il risultato finale è un costo di benzina e diesel inferiore a quello del Belpaese perché magari loro con le accise non finanziano ancora l’intervento nella seconda guerra mondiale.

Tra le accise italiane, infatti, troviamo ancora la tassa per la guerra di Abissinia del 1936, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont del 1963, per l’alluvione di Firenze del 1966, per il terremoto del Belice del 1968, per il terremoto del Friuli del 1976, per il terremoto dell’Irpinia del 1980.

Questo è il vero scandalo, su questo si dovrebbe fare una battaglia seria e martellante finché il governo non si arrenda all’idea di rinunciare a questi soldi. Urlare contro il prezzo della benzina che sale insieme a quello del petrolio è come cercare di fermare il vento con le mani. Il prezzo della benzina e del diesel devono salire quando sale il prezzo del petrolio e devono scendere quando questo scende. È il mercato, bellezza.

La cosa davvero scandalosa è che sul costo finale di benzina e petrolio pesano rispettivamente il 68% e il 64% di accise. In Italia ad un prezzo netto di 0,466 euro per litro, si aggiungono per la benzina 0,728 euro di accise e 0,263 euro per l’IVA per un totale di 0,992 di imposte statali. Su questo la differenza con la media europea è netta: per la benzina si pagano 22,8 centesimi di euro per litro in più di accise rispetto alla media europea e 22 centesimi di euro al litro in più per il gasolio. Questa sarebbe una battaglia sacrosanta da fare senza perdere tempo a scrivere comunicati di allarmismo sulle semplici regole del mercato.

Oggi la benzina costa 1,4 euro al litro e il gasolio 1,2; un mese fa, il 15 febbraio 2016 il prezzo era di 1,36 euro per la benzina e 1,1 euro per il diesel. Questo rincaro (0,04 centesimi per la benzina e 0,1 per il diesel) deriva dal rialzo del prezzo del Brent dai 34 dollari del 15 febbraio ai 38,5 dollari di oggi (dopo aver superato nei giorni scorsi quota 40 dollari).

Il rincaro, quindi c’è stato, ma era inevitabile. E comunque il costo di benzina e diesel resta più basso, per esempio, di quello di un anno fa prima che il petrolio iniziasse la sua corsa al ribasso. Il 15 marzo del 2015 il prezzo medio della benzina in Italia era di 1,57 euro, mentre il diesel costava 1,45 euro al litro.

Insomma, il prezzo della benzina e del gasolio salgono spinti dalla ripresa del costo della materia prima e continueranno ad andare di pari passo con questa. Il vero nemico degli automobilisti italiani, però, non è il petrolio, ma il carico eccessivo di accise e IVA che gravano sul prezzo finale. Smettiamola di guardare il dito e non la luna.

Lascia un commento

wpDiscuz
Inline
Inline
Vai alla barra degli strumenti