Scandalo Eni-Total, si dimette il ministro Guidi. Un buon motivo per votare al referendum contro le trivelle.

Federica Guidi si è dimessa.  Secondo alcune intercettazioni, infatti, il ministro dello Sviluppo Economico avrebbe favorito l’interesse del compagno per far sì che le procedure di realizzazione in Basilicata del Centro Centro Oli Total “Tempa Rossa” si velocizzassero. E’ la dimostrazione di quanto sia arrivato il momento di cambiare rotta e il primo passo è andare a votare al rederendum per dire No alle trivelle.

L’inchiesta è quella Eni-Total e tra gli indagati compare Gianluca Gemelli, compagno dell’ormai ex ministro, che aveva parecchi interessi nel progetto (avrebbe potuto avere appalti nel progetto). Un’intercettazione relativa ad una telefonata tra i due riguarda un emendamento da inserire nella legge di stabilità per favorire sostanzialmente la Total. Precisiamo che la Guidi si dichiara, in un messaggio al premier Renzi, certa della sua buona fede e della correttezza del suo operato.

Anche il ministro Maria Elena Boschi viene coinvolta nella questione. Anche lei era d’accordo nell’inserire l’emendamento e compare nelle intercettazioni e da più parti se ne chiedono le dimissioni. Per la capogruppo M5S in Senato Nunzia Catalfocome la Guidi, ha le mani sporche di petrolio. Come si evince dalle intercettazioni, lei stessa fu d’accordo nell’inserire l’emendamento incriminato nella Legge di Stabilità e in ogni caso il maxi emendamento finale porta la sua firma, le sue responsabilità sono dunque chiarissime. Ora più che mai torna ad essere urgente la calendarizzazione della nostra mozione di sfiducia. Le dimissioni della Guidi sono la prova delle responsabilità gravissime ed evidenti dell’intero governo”.

 Riportiamo per completezza la nota diffusa da Eni: “Eni prende atto dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria nell’ambito di uno dei due filoni di indagine condotti dalla Procura di Potenza sulle attività di produzione di idrocarburi in Val d’Agri. Il filone di indagine che coinvolge alcuni dipendenti Eni è relativo a tematiche ambientali legate all’attività produttiva del Centro Oli di Viggiano e ha comportato oggi l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di alcuni dipendenti del centro e il sequestro di impianti funzionali all’attività produttiva dello stesso. Eni ha provveduto alla sospensione temporanea dei lavoratori soggetto dei provvedimenti cautelari e sta completando ulteriori verifiche interne. Per quanto riguarda l’attività produttiva in Val d’Agri, che al momento è sospesa (75.000 barili al giorno), Eni conferma, sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali. In tal senso Eni richiederà la disponibilità dei beni posti oggi sotto sequestro e continuerà ad interloquire con la magistratura, così come avviene da tempo sul tema, assicurando la massima cooperazione”.
In questo scenario si inserisce la chiamata alle urne. Il 17 aprile gli italiani potranno votare SI al referendum che blocca le autorizzazioni alle trivellazioni entro le 12 miglia, un referendum che Renzi ha tentato di screditare invitando all’astensionismo.

Una mossa che, alla luce dei fatti delle ultime ore, porta a credere quanto purtroppo il sostegno alle lobby delle fossili sia palese da parte delle istituzioni. Ecco perché è ora di cambiare rotta e di prendere la parola, in un’occasione che assolutamente non va sprecata.


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