Siria: Cia poteva impedire avanzata Isis ma non ha mosso un dito

Gli americani hanno lasciato che due gruppi estremisti jihadisti, il fronte al-Nusra e l’ISIS, prendessero in ostaggio la rivoluzione siriana, fino a quel momento alle dipendenze di insorti cosiddetti moderati (così almeno sono definiti dalle forze occidentali) che si battevano da tempo contro il regime di Bashar al-Assad. L’agenzia di servizi segreti della CIA infatti sapeva ma ha preferito non intervenire.

A cinque anni dallo scoppio della rivolta, il paese centro nevralgico delle risorse energetiche nella regione mediorientale è ancora immerso nel caos più totale. La CIA e i servizi di intelligence degli Stati Uniti avrebbero potuto fare qualcosa in tempo, ma hanno ignorato le informazioni e gli avvertimenti che i ribelli fornivano con cadenza costante, secondo le rivelazioni dei media francesi.

Da un’inchiesta condotta da Le Monde, in cui sono state raccolte le confessioni in esclusiva di un uomo, la spia delle forze dell’ASL, incontrata dai giornalisti in tre occasioni. Per due anni la persona sostiene di aver fornitorapporti top secret alla CIA, ricchi di informazioni ottenute grazie ai nomi, dati e dettagli forniti da una rete vasta di informatori segreti.

Si parla di una miniera di dati sensibili, fatti di carte bancarie truccate, foto, coordinate GPS, numeri di telefono e altre informazioni dettagliate, che tuttavia non sono state sufficienti a spingere la CIA a intervenire per impedire l’avanzata dell’ISIS in Siria.

 

Da venti a ventimila senza che Usa facessero nulla

Di tutte queste informazioni inutilizzate, Le Monde ne ha recuperata qualcuna, come le localizzazioni degli uffici e dei checkpoint dei jihadisti a Rakka, il quartier generale dell’ISIS in Siria. Da venti, i ribelli jihadisti sono diventati ben presto venti mila, accusa la fonte, senza che gli Usa muovessero un dito.

“Questi stranieri venivano a rubare nel nostro paese, privandoci dei nostri diritti e della nostra terra”, si indigna la fonte, nome in codice “M“, secondo cui leazioni dei militanti dell’ISIS potevano essere evitate e invece il gruppo terrorista da anni mette in pericolo la rivoluzione.

“Se non fermate questi gruppi di terroristi, tempo tre mesi e anche i siriani porteranno la barba“, aveva detto il capo dell’opposizione siriana durante un incontro svolto in Turchia con Robert Ford, l’ambasciatore americano.

“Dal momento in cui Daech (l’acronimo arabo dello Stato Islamico) contava una ventina di membri a quello in cui ne contava venti mila, abbiamo mostrato tutto agli americani. Quando abbiamo domandato loro cosa avrebbero fatto delle informazioni, rispondevano in modo evasivo”, dicendo che era nelle mani di chi decide dunque si presuppone del potere esecutivo, ovvero del governo.

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