Spesa pubblica, Padoan getta la spugna: “Impossibile tagliare di più”

La spesa pubblica dell’Italia è stata già tagliata per 25 miliardi e ora “è difficile andare oltre”. A dirlo il numero uno dell’Economia, Pier Carlo Padoan parlando durante un convegno sul governo dell’economia europea.

Proprio ieri il capo del governo Matteo Renzi, alla vigilia della due giorni di Consiglio europeo sulla crisi dei migranti, aveva affermato che per ridurre le tasse occorre la flessibilità.Senza flessibilità dopo aver fatto 25 miliardi di ‘spending’ le tasse non le riduce neanche Mago Merlino.

Cifra, 25 miliardi – realizzati tra il 2014 e il 2016- che viene ribadita dal ministro Padoan secondo il quale il governo non potrà andare oltre e tagliare ancora visto che ora l’obiettivo da porre è sulla qualità dei meccanismi di spesa e non più sui tagli.

La spesa pubblica è stata tagliata di 25 miliardi, abbiamo tagliato molto, tanto che è difficile andare oltre. Ora occorre lavorare sui meccanismi e sulla qualità della spesa. Dire che la spending review non è stata fatta è una moda che non condivido.

Con l’occasione il ministro ha parlato dell’economia globale, affermando che oggi i mercati hanno necessità di sapere dove andare “e così anche i cittadini. “La situazione economica richiede una risposta vigorosa” – ha detto il numero uno di via XX Settembre”.

“L’economia globale sta andando peggio di quanto pensassimo, non siamo ancora fuori dal post-crisi, non ancora nel new normal (…) c’è una domanda di governance politica, perché anche i mercati hanno bisogno di sapere dove andare e la politica deva indicare la strada da seguire”.

In merito poi alla recente proposta del Premier Renzi ai leader europei di consentire di finanziare a deficit parte della spesa per investimenti cofinanziati dalla Ue, senza incorrere in sanzioni, il ministro Padoan commenta così:

Si tratta di un documento politico che vuole partire da quello che c’è nell’Ue, ed è molto, dare senso generale e dove questo quadro può essere migliorato con il bisogno o meno di cambiare i trattati.

 

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