Terrorismo: poche idee, ma ben confuse

Dopo gli attentati di Bruxelles e l’ennesima scorpacciata mediatica di “terrore”, non era mia intenzione partecipare ad un simile “banchetto”, ma una domanda di un mio amico che mi chiedeva cosa proponessi mi ha spinto a scrivere quello che penso riguardo la situazione attuale e soprattutto cosa si può fare per evitare ulteriori attacchi alla nostra “cultura”.

Sarò conciso, non si può far niente, attacchi di questo tipo si possono soltanto subire, non c’è intelligence, forze armate o controlli che tengano. Per confezionare un esplosivo artigianale bastano semplici materie prime, a basso costo e non tracciabili senza contare che un attacco non implica necessariamente l’utilizzo di un esplosivo, ma a volte bastano piccole azioni o sabotaggi (di cui è meglio evitare di fare esempi) nel posto e nel momento giusto per creare dei disastri.

Quindi? Bisogna subire e basta? Ovviamente no, bisognerebbe gettare le basi di un nuovo sistema in modo che il domani sia un po’ migliore di oggi. Se adesso si può soltanto cercare di limitare i danni, mettersi in moto oggi potrebbe voler dire eradicare il problema alla radice in un prossimo futuro.

La soluzione agli attacchi terroristici non esisterà finquando non saremo noi stessi cittadini occidentali a sbarazzarci delle nostre contraddizioni e del giogo dell’irrazionalità e degli interessi occulti che ci opprime. Ognuno di noi vorrebbe reagire in qualche modo sentendosi minacciato o attaccato, proprio come i parenti di una vittima di un omicidio potrebbero essere desiderosi di farsi giustizia da sè contro il carnefice. Questo è un sentimento naturale, istintivo, che come tutti gli istinti più bassi va gestito con razionalità, altrimenti immaginate come potrebbe essere un mondo in cui, in una ipotetica aula di giustizia,  a decidere la sentenza contro un imputato fosse l’altra parte in causa… rimpiangeremmo probabilmente la “democratica” legge del taglione.

Detto ciò, il problema è che sono proprio i nostri politicanti e la stampa a spingere verso una incomprensione di fondo, ovviamente per un loro puro tornaconto, infatti i primi sfruttano la paura del cittadino comune per ricompattare le proprie fila, mostrarsi autorevoli davanti le masse aumentando di qualche punto percentuale il proprio consenso, millantare ipotetiche soluzioni, concedere qualcosa all’indotto industriale-militare (che gode sempre di un enorme potere) e accentrare il potere in sempre in più poche mani, riducendo spesso i diritti della popolazione con il pretesto della sicurezza. D’altra parte poi ci sono le testate giornalistiche che cavalcano l’onda della paura e della sadica curiosità, per attirare folle di lettori che vogliono sapere il numero dei morti (contano soprattutto i connazionali), i dettagli più raccapriccianti, le scene più struggenti e spesso essendo i secondi asserviti ai primi, fare subdolamente campagna elettorale per il proprio padrone.

In questa situazione, in cui ognuno tira l’acqua al proprio mulino, senza alcuna pretesa, mi piacerebbe dare qualche spunto di riflessione disinterassato alla questione.

Innanzitutto trovo ignobile il mettere nello stesso calderone problemi totalmente differenti, si… perchè visto che “l’arabo” (bada bene, sì l’arabo, non il musulmano) per noi è il diverso, va bene qualsiasi discorso che rimarchi la differenza tra “noi” e “loro” e allora nei talk show estimati politici ed opinionisti narrano di terroristi islamici che arrivano con l’esplosivo sui gommoni, di rifugiati (come se fossero tutti musulmani) che potrebbero essere indottrinati e divenire attentatori e chi più ne ha ne metta. Insomma “noi” versus “loro”.

Poi immancabilmente entrano nel dibattito, il presepe che non si fa più, i canti di natale, la festa del papà, il panettone e il crocifisso in aula, anche nel caso sia un preside italianissimo e cattolico, nonchè dirigente di una scuola pubblica a decidere che, essendo l’Italia uno stato laico per costituzione, forse potrebbe non essere il caso di mettere simboli religiosi in alcuni posti pubblici e tutti insieme a gridargli contro “vergogna!”, ma nello stesso tempo accusando altri stati di “fanatismo religioso”.

Per completare il teatrino, dopo un rapido conteggio di quanto costa ai contribuenti salvare le persone dalla guerra e dal mare vi è la immancabile disquisizione sul fatto che tecnicamente quasi nessun paese è in “stato di guerra”, anche se dilaniato dal terrorismo, da scontri fra fazioni e da bombardamenti vari e quindi buona parte degli immigrati non è giusto che godano dello status di rifugiati.

Premesso che per il sottoscritto uno stato laico non deve mai cedere ad ingerenze di tipo religioso, che possano essere il non andare in giro con il volto scoperto come indicato dalla legge o la folla aizzata contro un rappresentante delle istituzioni accusandolo di essere filo-islamico perchè i figli non fanno la “recita di natale” bensi un “concerto d’inverno”, la povertà degli argomenti e la totale mancanza di inziative per il futuro fa aumentare il timore che con il tempo la situazione andrà sempre peggio a causa proprio di un “divide et impera” orchestrato dall’alto a cui molte persone si prestano.

Ma torniamo al “terrorismo”, se così si può definire. A mio modesto parere questa non è una guerra religiosa, è una guerra contro il sistema attuale. Uomini e donne si fanno esplodere portando con se il più alto numero di morti di chi identificano come il nemico, lo fanno in nome di Allah, ma credo che lo potrebbero fare gridando altri mille nomi, in sostanza non cambierebbe niente.
Questa è una guerra contro lo sfruttamento e l’emarginazione da parte di alcune popolazioni, un senso di rivalsa contro la società occidentale, che trova come giustificazione personale il martirio narrato nell’Islam moderno sotto l’egida dell’ISIS, ma non è altro che l’unica illusione possibile di avere in cambio una ricompensa per la lezione che si intende dare all’occidente, che ai loro occhi rappresenta il male assoluto.

La religione è semplicemente una bandiera, un collante, un punto di aggregazione del malcontento covato ed esasperato da diverse popolazioni, attraverso una rivisitazione dell’islam si è riuscito a dare un’aura di spiritualità ed una certa giustificazione ad una guerra basata sulla rivalsa, la vendetta e l’invidia: la cosiddettà jihad. Lo stesso concetto di Stato Islamico è un sogno portato avanti dalla voglia di mostrare la propria forza al mondo intero, chiudendo una volta per tutta la partita con chi finora si è preoccupato soltanto di sfruttare la loro terra portando impoverimento e guerra in tutto il medio oriente ed oltre.

Questo è testimoniato da come l’arruolamento dell’ISIS abbia imbarcato di tutto a bordo, basta vedere come gruppi di opposizione a determinati regimi abbiano sposato una causa religiosa che non gli apparteneva minimamente;  lo stesso recrutamento di massa fatto in Tunisia e Libia ne è un esempio, infatti è consistito nell’assoldare giovanissimi che vivevano in zone poverissime e degradate, armandoli, pagandoli, regalandogli droghe, mettendoli sopra un pick-up, facendogli fare branco e mandandoli a combattere contro chi è la causa del proprio disagio, il tutto con la benedizione divina: se ci si cala per un attimo nei panni di uno di quei poveri ragazzi, che vivono di niente, si capisce come questa “rivoluzione” possa far presa su di loro.

Chi ha potuto sentire le interviste alle madri di questi giovani sarà rimasto sorpreso nel sentire che quei ragazzi  fino a poco prima non erano per niente religiosi, anzi spesso ignoravano quasi completamente i dettami dell’Islam, poi da un giorno all’altro, come arruolati nell’ISIS, incominciarono a parlare di martirio e di “guerra santa” contro gli infedeli.

Una ulteriore conferma viene dagli atteggiamenti di questi gruppi armati, che vanno  in disaccordo e spesso sono completamente contrari agli insegnamenti del Corano che dicono di seguire, praticamente si è attuata un’operazione di svuotamento dei contenuti della religione islamica, distorcendone e ampliandone soltanto un’aspetto, la guerra da combattere contro gli infedeli oppressori.

Quindi questa si può definire una guerra di religione? No! Nè tantomento è un fenomeno circoscritto al mondo arabo in quanto ormai è acclarato che gli attentati in Francia e in Belgio sono frutto di menti europee. Vi è un crescente numero di foreign fighters, cioè cittadini stranieri (spesso europei) che si schierano e partecipano alla guerra portata avanti da questi gruppi armati, la quasi totalità di attentatori sono cittadini europei, da sempre francesi o belgi oppure cittadini europei di seconda o terza generazione, quindi di chi stiamo parlando? Di noi stessi?

Ha senso fare come François Hollande a seguito degli attentati di Parigi? Cioè andare a bombardare a caso in Siria ed in Iraq per far vedere che era stato fatto qualcosa a seguito dell’affronto subito? Assolutamente no! La realtà è che non solo sono iniziative totalmente inutili, ma spesso anche controproducenti sia a livello umanitario che di immagine.

Ma allora con cosa combattiamo? Combattiamo contro un’ideologia, un concetto di rivincità, contro un qualcosa che non si può identificare solo per religione o carta d’identità, un qualcosa che non si può bombardare. Più ci si accanisce contro etnie o intere nazioni e più si rischia di rafforzare questo sentimento di odio nei nostri confronti e renderlo contagioso.

La nostra visione del mondo è parziale e manipolata dai media mainstream (ricordiamo che l’Italia è al 73° posto per libertà di informazione, tra Moldavia e Nicaragua), quando si pensa che soltanto nelle ultime missioni in Siria ed Iraq sono stati uccisi più di 1000 civili da attacchi effettuati con droni, dovremmo capire che i terroristi siamo “noi” così come “loro”, la differenza è soltanto un discorso semantico e numerico.

Quando cresci fra povertà e macerie, con i tuoi genitori portati via da un bombardamento fatto da un drone telecomandato a distanza, cosa potrai diventare da adulto? Per cercare di riportare la giustizia dove non c’è nè,  diventerai un delegato in giacca e cravatta di Amnesty International oppure imbraccerai un fucile o indosserai una cintura esplosiva per farti giustizia da te?

bambino-isis

Abbiamo l’esempio di come l’odio genera altro odio in una spirale senza fine e senza razionalità, chi cresce in quest’ottica, per sfogare la propria rabbia contro “il nemico”, è disposto a qualsiasi cosa, proprio come i Palestinesi che attaccano i carri armati Israeliani a colpi di pietre e sassi.

C’è da dire che vi è una certa demenza nella politica estera Italiana ed Europea, da una parte si ammettono gli errori del passato e dall’altra si cerca di fare di tutto per replicarli.
Questo disturbo bipolare non è casuale, ormai è stato acclarato che c’è un disegno ben congegnato dai servizi segreti occidentali i quali hanno avuto un ruolo fondamentale nella “primavera araba”, nell’attacco alla Libia di Gheddafi, la formazione dell’ISIS e nel finanziamento e addestramento di criminali da utilizzare a piacimento contro questo o quel regime, in particolare quello Siriano.
Lo scopo, come ormai ci ha insegnato la storia, è  come sempre quello di destituire i capi di stato non graditi all’intelligence americana, francese ed inglese e di destabilizzare una regione per portarla sotto la propria influenza. Le conseguenze di queste manovre sono state sottovalutate e volutamente ignorate ed ora sono i cittadini dei singoli stati nazionali a pagarne le conseguenze oltre ovviamente a tutte quelle popolazione dilaniate dalla guerra portata nel loro territorio.

Quindi cosa dovrebbe fare uno stato o una comunità di stati con un minimo di raziocinio?
Dovrebbe seguire una politica esterna lineare, ciò vorrebbe dire anche:

1 – Prendere posizioni forti contro quei paese che finanziano direttamente il terrorismo islamico (tipo Arabia Saudita, Qatar, ecc.);

2 – Far rispettare l’embargo nella vendita di armi in quei paese in cui vi è un conflitto in essere (di pochi giorni fa è la notizia di un mercenario Italiano che vendeva armi in Libia, Franco Giorgi,  in passato molto vicino al Sismi e implicato in vari affari tra cui l’omicidio di Ilaria Alpi);

3 – Non rifornirsi di greggio dai paesi che lo acquistano da gruppi terroristici facendoci affari d’oro (in primis la Turchia, paese che al posto di isolare cerchiamo di fare entrare in Europa);

4 – Denunciare alla comunità internazionale i comportamenti ambigui di quei paesi (chiunque essi siano) che formalmente dichiarano di combattere il terrorismo e poi sottobanco non fanno altro che alimentarlo, farci affari o portare avanti azione clandestine sfruttando la sua manovalanza (vedi la guerra che sta avvenendo in Yemen nell’ignavia di tutti);

5 – Stilare una black list di quei paesi inaffidabili per quanto precedentemente detto a cui imporre sanzioni e con cui bloccare ogni forma di commercio;

6 – Inoltre, a mio parere, si dovrebbe cercare anche un interlocutore che rappresenti questo sentimento di odio verso l’occidente. Molti diranno “siamo pazzi? dialogare con i terroristi?”. A mio avviso i veri pazzi sono coloro che non vogliono capire che non si può bombardare un sentimento oppure il proprio vicino di casa perchè musulmano. Allora con chi prendersela?

Vista la galassia di cellule “terroristiche” che operano in maniera indipendente tra di loro, condividendo soltanto l’interesse verso il potere e gli attacchi verso noi occidentali, già il dichiarare di voler un unico interlocutore creerebbe al loro interno delle spaccature,  consentirebbe di cominciare a delineare un’unica entità criminale più facile da tracciare, gestire e colpire.

Dialogare non vuol dire per forza negoziare, nè tantomeno arrendersi, ma vorrebbe dire accorciare le distanze tra un mondo e l’altro, lasciandoci alle spalle questa idea di nuovo colonialismo che noi membri NATO stiamo dando a tutto il mondo, senza contare del vantaggio tattico di instillare all’interno del mondo “terrorista” dispute e discussioni sugli obiettivi e sulla leadership, applicando anche qui il concetto di “divide et impera”. Non scordiamoci che questi spietati criminali sono comunque degli uomini, con delle idee, delle esigenze e delle ambizioni e che soltanto il farle uscire allo scoperto potrebbe essere un’ottima arma per eliminare la mistificazione che si è creata intorno a questa “guerra santa”.

Purtroppo già sappiamo che tutte queste iniziative non verranno prese nè da alcuno stato nè dalla comunità Europea, non si farà nulla, giusto qualche proclama e si rimarrà con le mani in mano ed il periodo del terrore si prolungherà ancora per diverso tempo, perchè? Perchè sono idee ragionevoli, senza armi e soldi il terrorismo non esiste, ma l’obiettivo non è mettere ordine, anzi… si sà che nel torbido si pesca meglio!

Ciò che rende quei disperati dei terroristi è la stessa causa che ci rende noi schiavi inconsapevoli di un sistema ingiusto.

…E se un gruppo di quelle persone che etichettiamo come “terroriste” facesse una richiesta giusta e lecita, tipo il ritiro di ogni forza militare estera sul suolo nazionale, nuove elezioni e la nazionalizzazione delle risorse appartenenti al determinato stato arabo?

A cura di D. Di Mare

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