Trivellopoli: il punto su come le istituzioni italiane stanno distruggendo il nostro territorio

Ciò che è stata battezzata “Trivellopoli” è un’ennesima pagina oscura della nostra repubblica, un connivenza totale delle istituzioni italiane a piegarsi agli interessi di lobby e multinazionali, senza svolgere la loro funzione, cioè di tutela per il territorio ed i cittadini.
Questa volta lo scandalo tocca il “petrolio”, l’oro nero, argomento molto pericoloso da sviscerare (ne sa qualcosa il povero Pier Paolo Pasolini) a causa degli enormi interessi che smuove. Nello specifico, dopo anni di denunce totalmente inascoltate da parte degli abitanti della Val d’Agri, la questione dell’estrazione del petrolio in Basilicata è salita alla ribalta dopo le dimissioni del ministro Guidi.

Le indagini seguono tre filoni, quello al Centro Olio in Val d’Agri, quello sull’impianto estrattivo della Total a Tempa Rossa e quello sul porto di Augusta; la vicenda è sconcertante, le indagini stanno continuando e credo che a breve usciranno nuove sorprese, ma cosa c’è di scandaloso in quello che è emerso? Proviamo a riepilogare chi è coinvolto:

 

Ministro dello Sviluppo Economico

L’ex ministro Guidi incappa in una intercettazione con il suo compagno, Gianluca Gemelli (indagato per traffico di influenze illecite), nella quale si parla di un emendamento fatto ad hoc ed inserito nella legge di stabilità per l’estrazione del petrolio dal giacimento “Tempa Rossa”. Il ministro Guidi si dimette dopo l’evidenza di aver favorito l’impianto di estrazione ed il progetto dell’oleodotto per conto della Total. Nella intercettazione l’ex ministro cita anche il Ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, riferendo che lei è d’accordo all’emendamento.

 

Ministro per le Riforme

Il ministro Maria Elena Boschi cerca di prendere le distanze dallo scandalo e il Presidente del Consiglio, con il governo tutto, scende in suo soccorso riferendo che il ruolo del Ministro era soltanto di apporre la firma all’emendamento come da prassi. Cosa poi totalmente smontata dai fatti in quanto, come riportato dal il Fatto Quotidiano, quell’emendamento sembra essere stato scritto tramite Roberto Cerreto, capo gabinetto del Ministro Boschi quasi sotto dettatura della Total. Da quanto emerso sembrerebbe infatti che sia stata proprio il Ministro per le Riforme la figura di spicco su cui Total, Shell e Mitsui puntavano per approvare una serie di progetti quali: potenziamento oleodotto Viggiano-Taranto, estrazione del petrolio da Tempa Rossa, prolungamento della banchina del porto di Taranto. Lo scopo di tutto ciò era esportare il petrolio italiano all’estero imbarcandolo al porto di Taranto.

 

Capo di Stato Maggiore della Marina Militare

L’ammiraglio Giuseppe De Giorgi è tra gli indagati dell’indagine su Tempa Rossa in quanto implicato nella concessione per un pontile militare all’interno del Porto di Augusta, richiesto da Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministro Guidi in cambio di uno sblocco dei fondi per le nuove navi militari. Ricordiamo che il Capo di Stato Maggiore De Giorgi è il comandate supremo della Marina, cioè colui che comanda l’intera flotta italiana!

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Dirigente della Ragioneria dello Stato

L’intermediazione tra l’Ammiraglio De Giorgi e Gianluca Gemelli coinvolgerebbe anche Valter Pastena (burocrate di Stato che vanta consulenze per Camera di Commercio, Ministero della Difesa, Ministero delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, attuale dirigente della Ragioneria dello Stato e decorato come Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana).

 

Presidenza del Consiglio

Il presidente Matteo Renzi dichiara che è stato lui a volere fortemente quell’emendamento, in quanto si tratta di una scelta politica per semplificare la burocrazia e  sbloccare le opere pubbliche e private. Versione che non convince quasi nessuno per tempi e modalità, infatti l’emendamento fu inserito di soppiatto nello “Sblocca Italia“, ma durante la sua approvazione, in piena notte, viene scoperto dalla deputata Mirella Liuzzi (M5S) e dopo le proteste sollevate dal M5S e da SEL, il presidente Realacci è costretto a giudicarlo inammissibile.Dopo lo stop ricevuto, l’emendamento “Tempa Rossa” venne riproposto nella Legge di Stabilità che fu sottoposta a fiducia, riuscendo così finalmente a passare. La minoranza del Partito Democratico ribadisce l’estraneità a questo provvedimento dichiarando di non essere a conoscenza di questa volontà politica espressa dal suo Segretario.
Alcuni testimoni dichiarano che l’emendamento fu scritto anche per volonta di Matteo Renzi tramite il suo sottosegretario Luca Lotti a seguito delle pressioni effettuate da una certa “diplomazia internazionale”, con l’unico scopo l’esportazione del petrolio Lucano. A confermare uno stretto rapporto di collaborazione tra le lobby del petrolio e la Presidenza del Consiglio ci sarebbero state numerose telefonate, scambi di email ed incontri proprio con il Ministro Boschi con lo scopo di completare l’accordo tra Governo e compagnie petrolifere (Total e Shell).

 

Ex- sindaco di Corleto Perticara

Rosaria Vicino, l’ex-sidaco del Partito Democratico di Corleto Perticara è stata messa agli arresti domiciliari in quanto è emerso dalle indagini che barattava le concessioni con la Total in cambio di posti di lavori e favori per garantirsi il consenso elettorale. Dalle intercettazioni il sindaco rispondeva a chi sollevava dei dubbi sulla sicurezza dei pozzi ipotizzando incidenti: “A noi la sicurezza non ce ne fotte niente”… “il nostro ruolo dei sindaci è cambiato, è diventato l’ufficio di collocamento”.

 

Istituto Superiore di Sanità

Nella bufera è uscito fuori un contraddittorio studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in cui nelle conclusioni generali non si riscontrano “particolari problemi di salute e criticità” per le popolazioni nel Val d’Agri e Valle del Sauro, ma all’interno dello stesso studio vi sono riportati i dati statistici in cui si è riscontrato un pronunciato aumento di tumori al seno nelle donne, al colon retto negli uomini e più in generale “eccessi di mortalità per linfomi, tumori, malattie respiratorie acute e croniche legate alla questione ambientale”. Insomma un totale nonsenso! Tale studio fu commissionato nel 2010 ed è rimasto chiuso in un cassetto della Regione Basilicata fino ad ora, senza alcuna pubblicazione da parte degli enti preposti.

 

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Regione Basilicata

Le ombre attorno allo studio dell’ISS coinvolgono un po’ tutti gli enti atti a vigilare sull’operato dell’estrazione e sugli impatti del territorio. Il documento dell’ISS è stato fornito solo in formato word dagli uffici regionali, privo di firme ed autori dell’indagine, sembrerebbe una bozza più che un documento ufficiale. L’intestazione del file riporta la dicitura – revisione gennaio 2015 – . Non è uno studio epidemiologico, tuttavia ne sarebbe la perfetta introduzione o giustificazione.
La Regione Basilicata non lo ha illustrato pubblicamente né reso fruibile on-line. All’interno dello studio la mortalità infantile ed i problemi legati alle gravidanze non sono chiaramente trattati, così come il calcolo della mortalità su altre forme tumorali come vescica e prostata, che questo studio per ignoti motivi raccoglie, ma sui quali non si esprime. A conferma di questi dati vi erano già i dati del Consorzio Mario Negri Sud, ripresi da Pietro Dommarco in un articolo apparso il 30 settembre 2014 su Qualenergia.it. Già un decennio fa gli specialisti del Mario Negri segnalarono: “tassi di ospedalizzazione urgente per eventi sentinella cardio-respiratori mediamente più elevati rispetto all’insieme regionale. In particolare, nell’area della Val d’Agri furono registrati tassi di incidenza da 2 a 2,5 volte superiori alla media regionale per asma, altre condizioni respiratorie acute, ischemie cardiache e scompenso”.  Risultati preoccupanti se si considera che l’aumento significativo di alcune patologie cardio-respiratorie si è verificato dopo nemmeno tre anni dall’entrata in funzione del Centro olio Eni di Viggiano, inaugurato nel 1996.

 

Eni

Eni in una note spiega che “lo stato di qualità dell’ambiente, studiato e monitorato in tutte le sue matrici circostanti il Centro Olio, è ottimo secondo gli standard normativi vigenti” e “non ricorrono casi di patologie neoplastiche fra i dipendenti riconducibili ai fattori di rischio occupazionali”, spiegando che si tratta dei “risultati degli approfondimenti indipendenti commissionati a esperti nazionali e internazionali”. Su queste affermazioni penso ci sia ben poco da aggiungere… precisiamo soltanto che finora risultano 5 gli arresti eseguiti sulla dirigenza ENI.
Inoltre riguardo agli sforamenti di inquinanti immessi in atmosfera, quali h2s, acido solfidrico o so2, anidride solforosa, era stato messo in piedi un efficiente sistema di controllo da parte dell’azienda: quando si verificavano, arrivava un sms direttamente a vari dirigenti Eni. Per norma sarebbero dovute essere comunicate nel giro di 8 ore anche ad Arpab, provincia e Comune di Viggiano, ma per i magistrati questo non sarebbe avvenuto con vari espedienti.

 

Tecnoparco

Società predisposta allo smaltimento delle acque reflue derivante dalle operazioni di estrazione. Nello smaltimento di queste acque venivano falsificati i codici CER che consentendo uno smaltimento più a basso costo. In pratica i reflui dovevano essere classificati come “miscugli contenenti almeno un rifiuto pericoloso” o “miscugli di rifiuti delle camere a sabbia e dei prodotti di separazione olio/acqua”, ma che venivano invece classificati come “rifiuti non pericolosi”, venendo così reiniettati finendo nelle terre e nelle falde acquifere, sebbene l’attività di reiniezione non risultasse ammissibile per la presenza di sostanze pericolose. Un vero è proprio disastro ambientale concordato tra ENI e Tecnoparco.
Anche qui la relazione dell’ENI è disarmante:  “le acque di reiniezione non sono acque pericolose, né da un punto di vista della normativa sui rifiuti, né da un punto di vista sostanziale”, e “l’attività di reiniezione svolta presso il centro oli” è “conforme alla legge italiana e alle autorizzazioni vigenti” e “risponde alle migliori prassi internazionali”.
Ovviamente la realtà è completamente diversa, le acque ed i terreni (non solo strettamente circostanti) sono pieni di fanghi d’estrazione, di scarti dell’estrazione del petrolio, di idrocarburi, di metalli pesanti ed è stata rilevata un livello di  radioattività naturale superiore 9 volte alla norma.
Persino nel bacino del Pertusillo è stato ritrovato ciò, con delle analisi svolte a seguito di una moria di carpe che ha allarmato gli abitanti del posto; tale bacino idrico apporta 155 milioni di metri cubi annui di acque destinate ad uso umano e potabile per Puglia, Basilicata e Campania. Questo forse potrà far capire la vastità del disastro ambientale che si sta svolgendo nelle nostre terre.

 

Arpab

Si tratta dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata, l’agenzia pur avendo riscontrato inquinanti nei piezometri lungo la condotta tra il Cova e il pozzo di reiniezione non avrebbe mosso foglia e quando dalla Regione avrebbero chiesto chiarimenti, avrebbe risposto di ritenere che «il controllo e il monitoraggio delle acque sotterranee ed in particolare di quelle di reiniezione non rientrassero nelle competenze del proprio ufficio». «Un atteggiamento a dir poco approssimativo e superficiale» ha osservato il Gip Michela Tiziana Petrocelli, che rappresenta come la situazione sia addirittura peggiorata quando il permesso per la reiniezione è stato inglobato, come modifica non sostanziale, dal dirigente regionale Lambiase nell’Autorizzazione integrata ambientale che, come osservato dal Gip «diventerà illegittimamente l’autorizzazione in vigore per procedere allo scarico in unità geologica profonda mediante reiniezione». Attualmente i due ex-direttori generali (Aldo Schiassi e Raffaele Vita) sono indagati.

 

In conclusione… le rispettive responsabilità penali verrano verificate dagli inquirenti, ma indipendentemente da come procederanno le indagini e le eventuali condanne, tutto ciò mette a nudo il triste scenario di un paese divorato da corruzione, favoritismi, impunità ed inadempienze.
Questa è la realtà, allo stato attuale non c’è nessuno che si occupa del benessere degli Italiani e del loro territorio, siamo terreno di conquista e qui ogni cosa ha un prezzo.
Abbiamo un governo che sembra l’ufficio commerciale delle compagnie petrolifere; l’Istituto Superiore di Sanità che riesce a dire che non ci sono rischi particolari per la popolazione anche se decimata da tumori e malattie di ogni genere; Regione Basilicata e Arpa Basilicata che chiudono un occhio e non comunicano i risultati di studi sconcertanti che dovrebbero essere pubblici;  sindaci, ammiragli, ministri, società senza scrupoli e poi… come sempre… analisi, studi, politici ed opinionisti vari, di dubbia obiettività, che dicono che tutto va bene!

 

a cura di D. Di Mare

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